Gli Strumenti della Tradizione
TAMBURELLO e TAMMORRA
Di origine antichissima, si possono vedere nei musei statuine di sacerdotesse fenice con il tamburo a cornice in mano o nell'atto di suonarlo, era legato a culti lunari e ritenuto strumento essenzialmente femminile. E' oggi diffuso in tutto il Mediterraneo prende avvio dalla concia, con sale e allume, della pelle che per lo più è di capretto ma anche di coniglio e persino di gatto. Ancora bagnata, la pelle viene tesa su una cornice-ricavata da una stretta striscia di legno modellata a cerchio-e fissata intorno ad essa con colla e chiodi, a volte con l'aggiunta di un controcerchio di legno. Lungo la cornice, possono essere aperti degli alloggiamenti rettangolari in cui vengono inserite coppie di piattini metallici, battuti e temperati, assicurati mediante filo di ferro detti "rami", in loro assenza la Tammorra è definita muta. I costruttori usano decorare lo strumento con piccoli motivi floreali dipinti lungo la cornice o con scene di argomento cavalleresco affrescate sulla pelle.

NACCHERE o CASTAGNETTE
Usate nel ballo per scandire il tempo, con un movimento circolare del polso e della mano rivolto dall'interno verso l'esterno del corpo. Sono di legno di ulivo, limone o arancio, formate da due parti unite da uno spago, che si infila tra uno o due dita, ornate di nastri colorati.
Il Tric- Ballac o Triccaballacca
Il "Tric-ballac" (derivato dal "Talabalacco" che i saraceni usavano suonare in battaglia) o, più comunemente, "Triccabballacca" (detto anche: "Triccabballacco", "Trunchetrù", "Trucche-trucche", "Triccabballacche", "Tricchebballacche" e Triccafallacco"), è uno strumento misto: a percussione e a scuotimento.E' formato da 3 barre di legno (tonde, squadrate, tornite o altrimenti lavorate), alla cui sommità sono applicati, trasversalmente, altrettanti cilindri di legno, formando così 3 martelli.
Inferiormente, sono fissati, con chiodi o perni, all'interno di una base scanalata, mentre superiormente sono inseriti in una intelaiatura che ne limita le oscillazioni.
Sul lato esterno dei martelli laterali (e a volte sulla testa del centrale), sono applicati dei piattini di latta.
Il "Tric-ballac" viene usato per scandire il ritmo e si suona facendo cozzare i martelli laterali, che sono mobili (impugnandoli al di sotto della testa), contro il centrale, che è fisso.
Scuotendo lo strumento, in modo da far vibrare i soli piattini di latta, si ottiene una specie di fruscio (evocante il sussurrio del mare),
è sfruttato per creare atmosfere marine o comunque sentimentali.
Il "Tric-ballac" viene decorato con nastri colorati, fiocchi, lavori d'intarsio e piccole sculture.
La sua altezza varia dai circa 30 centimetri dei più piccoli, ai quasi 2 metri dei più grandi, con l'immaginabile variazione d'altezza e d'intensità dei suoni producibili.

SCACCIAPENSIERI o MARRANZANO
Idiofono di legno o di metallo formato da una sbarretta su cui è fissata una linguetta, la cui vibrazione viene amplificata dalla cavità orale, mentre il fiato consente di elevarne l'intensità e di ottenere effetti particolari.
Troccola
Il termine troccola identifica alcuni strumenti musicali popolari composti di una tavola di legno su cui sono installate delle "maniglie" fatte in metallo. Agitando la troccola le maniglie metalliche percuotono il corpo in legno producendo un suono caratteristico.
In un altro tipo di troccola, fatto soltanto di legno, il suono è invece ottenuto facendo ruotare una parte dello strumento con un movimento centrifugo. Grazie a questo movimento un lembo di legno batte ripetutamente su di una ruota dentata, producendo quindi il suono.
La troccola è spesso usata in processioni religiose e altri eventi della tradizione popolare dell'Italia meridionale, in particolare nei riti della Settimana Santa durante la quale è abolito l'uso delle campane.
Lo Scetavajasse
Lo "Scetavajasse" (sceta: sveglia; vajasse: serve, popolane di facili costumi, isteriche, rissose, maldicenti e, nei significati peggiori, rabbiose e violente, maliarde e fattucchiere) rappresenta, nell'ambito degli strumenti folkloristici napoletani, uno stimolatore degli istinti primordiali e animaleschi, una spinta verso
atmosfere orgiastiche e, al limite, lo spirito demoniaco del male.
Quest'interpretazione viene rafforzata dall'usuale frase popolana: "dare nu scetavajasse" (dare un manrovescio, un forte ceffone), nella quale è esplicita la volontà di fare male, procurare dolore.
Nella sua forma tradizionale, lo "scetavajasse" è composto da due bastoni di 20 legno:
uno liscio, generalmente arrotondato, si impugna con la mano sinistra ad una estremità, poggiandone l'altra sulla spalla o sul petto; l'altro, dentellato (tipo onde marine più o meno accentuate o a denti di sega) su circa 2/3 della lunghezza, generalmente a forma squadrata, si impugna con la mano destra (come se fosse un'archetto di violino) e si sfrega con forza sul primo. Il bastone dentellato ha dei piattini di latta fissati superiormente. Usato da solo (nelle melodie di ispirazione marinara), si ottenevano, con lo scuotimento dei piattini, atmosfere suggestive evocanti le onde del mare. Entrambi i bastoni sono ornati con vivaci nastrini colorati e, a volte, con lavori d'intarsio e piccole sculture. In passato vi era un altro tipo di scetavajasse, costituito da canne di bambù: quella ondulata, o dentellata, si infilava all'interno dell'altra. Evidentemente la fragilità intrinseca dello 'strumento' ha condotto alla sua scomparsa. Veniva chiamato "pandola" (antico nome della "Mandola", strumento a plettro), con schietto senso umoristico popolare o, forse, per una lontana reminiscenza di somiglianza timbrica dei suoni prodotti.

La Caccavella o Putipù
Uno dei più originali strumenti creati dall'inventiva folkloristica, meridionale in generale e napoletana in modo particolare, la "Caccavella", che per onomatopèa, assume nei popolani il nome di "Putipù".
Questo strumento, è considerato un tamburo a frizione e viene detto anche "Pernacchiatore", "Puti-puti", "Pignato", "Cute-cute", "Cupellone", = "Pan-bomba"( di origini spagnole), e "Cupa-cupa"( specie in Puglia).
La "Caccavella" (o "Putipù")è costituita da:
una cassa acustica; una membrana di pelle o di tela grossa; una canna di bambù
La cassa acustica, ornata sul bordo con nastrini colorati, poteva essere:
un tegame di terraglia, come nella "caccavella" e nel "pan-bomba" (la terraglia è una creta di superiore qualità che viene usata nel meridione d'Italia per la costruzione di vasi, piatti e pentole); un mastello di legno (piccolo nel "putipù", di maggiori dimensioni nel "cupellone"); un cilindro di latta (spesso tratto dai grossi barattoli di pomodoro).
In mancanza di pelli animali, la membrana di pelle (che era generalmente di pecora, capra o coniglio, più raramente d'asino o di ruminanti quali il vitello) veniva sostituita con una di tela grossa.
L'estremità inferiore della canna di bambù (alla cui sommità veniva legato un fiocco o altro abbellimento) veniva inserita in un foro praticato al centro della membrana; si legavano strettamente le due cose e si fissava il tutto sul bordo superiore della cassa acustica.
DJEMBE'
Tamburo caratteristico dell'Africa centrale, dalle profonde sonorità, con o senza battenti. Una membrana naturale e robusta è tesa su
un tronco cavo da corde che riprendono i colori della bandiera del paese d'origine.
CHITARRA BATTENTE
La chitarra battente è uno strumento musicale d’origine colta adottato in Calabria e qui modificato ed adattato nell'ambiente contadino, ha forma allungata, simile alle chitarre barocche, e pare che il suo "corpo" disegni un otto, con la tavola armonica e la tastiera che sono poste sullo stesso piano. La tavola armonica ha una "spezzatura" sulla quale si va a collocare un ponticello molto basso che tiene il telo delle corde vicino alla tavola stessa, il fondo è bombato e le fasce sono spesso molto alte, al centro della buca si trova una rosetta cilindrica, a scopo decorativo, di diversi materiali secondo la perizia e del gusto del costruttore, spesso di forma cilindrica che poi risale verso l'altezza della tavola armonica per terminare in un fiorellino, in molti strumenti dai tratti più certamente popolari ci sono, sui bordi delle fasce, le "orecchie", tre forellini realizzati per fare da base di tiranti che mettessero in forma le fasce laddove non vi era la disponibilità di una forma o la capacità di costruirla.
La diffusione è di fatto limitata alla provincia di Cosenza e, in parte, a quella di Catanzaro. In quest'ultima si trova con maggiore frequenza uno strumento derivato dalla battente, armato di quattro corde e di uno "scordino", che è una corda fissata ad un "piruozzulu" che spunta a metà della tastiera nel VII tasto, lo strumento si presenta frequentemente a fondo piatto.
L'ipotesi dell'elaborazione di questo strumento è probabilmente giustificata dal fatto che, laddove vengono a mancare centri di costruzione, la produzione e la riparazione dello strumento è affidata al musicista stesso o ad "artistici" falegnami, il repertorio, poi, che non prevedeva grandi elaborazioni armoniche e variazioni di tonalità od accordi particolari e ben si abbinava ad uno strumento semplificato e rispondente, per la presenza di un bordone, come sulla zampogna anche se acuto, a modelli musicali condivisi dalla comunità.
Le caratteristiche dello strumento possono differire dal modello tradizionale poiché ogni strumento è il risultato delle esigenze artistiche del liutaio e del musicista e le corde sono rigorosamente 10, accordate secondo il seguente schema MI - SI- SOL – RE – LA, proprio questo tipo d’accordatura crea una melodia naturale generata dalla diversa tensione delle corde, che hanno tutte lo stesso spessore.
L'utilizzo dello strumento è sempre stato quello d’accompagnamento al canto, anche se esistono numerosi esempi strumentali tra cui merita particolare menzione la "tarantella a cirè", accompagnata dal mandolino.
La capitale dei centri di costruzione della chitarra battente è a Bisignano (CS), dove vive e lavora la famiglia De Bonis almeno dal XVIII secolo e dove sono attivi Vincenzo e Costantino De Bonis, è probabile che in passato fossero diffusi in tutto il territorio regionale centri di produzione e suonatori. Attualmente sono presenti solo centri minori per qualità degli strumenti anche se molti giovani liutai si misurano con la sua costruzione
ORGANETTO
Strumento ad ance libere sul tipo della fisarmonica, in genere diatonico anche se ne esistono di più evoluti cromatici. La tastiera è costituita da bottoni, e ad ogni tasto può corrispondere una nota diversa a senconda se il mantice è in apertura o in chiusura. Per quanto riguarda i bassi, i tpi più semplici possono averne due (impiegati in genere per i salterelli) o quattro, otto, sedici.
MANDOLONCELLO
Simile al mandolino, di dimensioni maggiori, ha cinque corde doppie.
BOUZOUKI
Strumento popolare greco, di origine turca. Della famiglia dei liuti, ha quattro corde doppie, un lungo manico e si suona col plettro.
CIARAMELLA
Aerofono ad ancia doppia, sorta di oboe popolare, originaria dell'Italia meridionale con canna conica su cui sono praticati sette fori anteriori e uno posteriore.
ZAMPOGNA
Aerofono formato da un otre in pelle, in cui si accumula aria insufflata tramite un cannello o per mezzo di un mantice azionato con il braccio. Legata fortemente alla musica popolare, spesso al mondo pastorale, è uscita dall'uso nella musica colta dopo il '500.
FLAUTO
Strumento a fiato tra i più antichi. Di varia lunghezza e tonalità, possiede caratteristiche timbriche (legate al disegno ed al materiale di cui è costituito) che lo rendono tra i più duttili nell'affiancare le voci o nel condurre melodia e controcanto.
OBOE
Strumento a fiato di legno, ad ancia doppia, con un sistema di chiavi azionate dalle dita delle due mani. Nato a Parigi verso la metà del '600, ha un timbro leggermente nasale, incisivo e penetrante.